Gian Ettore Gassani – Avvocato della Famiglia in Roma – Contratti di convivenza.

L’avvocato Gian Ettore Gassani è esperto non soltanto del diritto di famiglia classico, cioè quello delle coppie legate in matrimonio, ma di tutte le declinazioni del concetto di famiglia.

I tempi sono cambiati. Più che di famiglia si parla giustamente di famiglie. Gian Ettore Gassani da tempo si occupa di contratti di convivenza.

La legge 76/2016 (Legge Cirinnà) ha introdotto le unioni civili nel nostro Paese. Si tratta di una rivoluzione copernicana per un paese cattolico come l’Italia. Per fortuna anche in Italia le coppie dello stesso sesso hanno una tutela. Non è stato facile abbattere le italiche ipocrisie che da sempre opprimono il più bel paese del mondo.

L’avvocato matrimonialista di Roma, Gian Ettore Gassani, è stato autore di un fortunatissimo manuale sulle unioni civili e coppie di fatto dal titolo “La tutela del convivente dopo la legge sulle unioni civili” (presentazione di Monica Cirinnà) – Giuffrè Editore. Si tratta di uno dei manuali più completi in materia e parla di contratti di convivenza.

Dunque, anche le coppie omosessuali oggi possono consacrare la loro unione in modo ufficiale con una legge dello Stato.

Siamo stati quasi gli ultimi a comprendere la necessità di tutelare i diritti civili delle coppie dello stesso sesso e delle coppie eterosessuali che hanno deciso di non sposarsi. In Italia ormai i cosiddetti conviventi more uxorio sono una imponente realtà, soprattutto da Roma in su. Ogni anno nascono 100 mila bambini da coppie non sposate (in totale sono circa 500 mila).

Convivere significa scegliersi ogni giorno. Non ci sono vincoli giuridici o religiosi ma solo la voglia di stare insieme. Se l’amore finisce e non ci sono figli o questioni patrimoniali ci si lascia senza ricorrere agli avvocati.

Non bisogna confondere le unioni civili che sono destinate solo alle coppie dello stesso sesso dalle convivenze di fatto che possono riguardare sia coppie eterosessuali che omosessuali.

La legge 76/2016, tuttavia, ha concesso una opportunità facoltativa ai conviventi: i contratti di convivenza.

Che cosa sono i contratti di convivenza? Chi redige i contratti di convivenza? Quali clausole possono essere inserite nei contratti di convivenza?

Questi sono i quesiti più ricorrenti da parte della gente. Redigere i contratti di convivenza non è facile. E comunque tante sono le possibili clausole dei contratti di convivenza.

I conviventi possono recarsi nello studio di un avvocato o di un notaio per redigere i contratti di convivenza. Non è vero che solo i notai possono redigere i contratti di convivenza. I contratti di convivenza li possono tranquillamente redigere anche gli avvocati ed è giusto così. I notai volevano l’esclusiva, ma il legislatore è stato di diverso avviso perché gli avvocati si occupano, quando sono specialisti, di tutte le questioni di famiglia che spesso i notai non conoscono.

I contratti di convivenza non possono essere soggetti a termini o a condizioni. Non possono contenere patti successori né statuizioni sull’affidamento dei figli.

I contratti di convivenza possono contemplare accordi sulle spese necessarie per la coppia e per i figli, possono prevedere specifici doveri per il contributo economico di ciascuno dei conviventi in proporzione alle proprie capacità economiche, possono contenere inventari dei beni mobili ed immobili che ciascuno dei conviventi ha messo a disposizione della coppia/famiglia, possono prevedere un assegno di mantenimento per il convivente più debole in caso di fine del rapporto (indicando anche un termine ed il quantum), possono stabilire chi dei due conviventi possa continuare a vivere nella casa familiare in caso di cessazione della convivenza, possono prevedere l’indicazione dei beni mobili e degli oggetti che ciascuno dei due conviventi potrà trattenere per sé in caso di fine della convivenza.

Non esiste l’obbligo di fedeltà nelle coppie conviventi e non ci possono essere clausole in tal senso.

Insomma, non è facile redigere un contratto di convivenza. La firma del contratto deve essere autenticata dall’avvocato o dal notaio, i quali devono dichiarare che i patti non sono contrari al buon costume né all’ordine pubblico, pena la loro nullità. Il contratto di convivenza deve essere registrato all’ufficio di stato civile presso l’anagrafe, entro e non oltre dieci giorni dalla sua sottoscrizione.

Essi possono essere anche accompagnati da inventari dei beni della coppia (con fotografie dei beni) e sottoscrizione in ogni pagina da parte dei conviventi.

Attenzione. Prima di depositare il contratto all’ufficio di anagrafe, la coppia deve aver provveduto a registrarsi nell’elenco dei conviventi che è tenuto dall’ufficio di stato civile. La legge parla di coppie vere e proprie (non zio e nipote o meri amici coinquilini). Pertanto, non è possibile registrare un contratto di convivenza se non si è preventivamente registrati nell’elenco delle coppie conviventi.

I contratti di convivenza sono opponibili ai terzi, ecco perché vanno registrati. Se Caia ha portato i propri mobili o oggetti nella casa familiare che condivide con Caio, i creditori non potranno pignorare i mobili di Caia, se nel contratto di convivenza tali beni sono stati indicati e l’esecuzione è iniziata dopo la registrazione del contratto di convivenza.

Dunque i contratti di convivenza sono molto utili e costituiscono una decisiva garanzia contro i terzi creditori, inclusa l’Agenzia delle Entrate. Dunque, anche senza sposarsi è possibile ottenere garanzie per il presente e per il futuro per i conviventi more uxorio.

 

Per qualsiasi consulenza potete rivolgervi all’avv. Gian Ettore Gassani del Foro di Roma, Cassazionista, che opera in tutta Italia, con studio in Roma alla via Ezio n. 12 – 00192 (RM).

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